Il coro del magnificat berlusconiano si leva solenne e ispirato mentre sullo schermo compare Lui fra le rovine d’Abruzzo, lui che dà ordini ai pompieri, lui con Obama, lui che saluta la folla, lui che dà le case ai terremotati, in un tripudio di bandiere del Pdl: “Siamo qui per te,/ cuore e anima,/ un’unica voce:/ Silvio grande grande è!”.
Però nel suo piccolo Loriana Lana, già coautrice di “A tempo di rumba” con il Cavaliere e Apicella, segnala pur sempre una svolta nelle modalità espressive del potere e dei suoi orizzonti: “Un popolo di libertà/ la musica va,/ un unico canto:/ il mare attraverserà,/ ovunque sarà/ portato dal vento:/ Silvio è il carìsma che ha,/ il leader che sa,/ la genialità…”.
Tale composizione, vero inno ufficioso risuonato in forma di jingle al congresso fondativo del Pdl ogni volta che entrava in sala il Cavaliere, precede in realtà di diversi anni la produzione celebrativa di Loriana Lana e si deve al cantante Andrea Vantini, da Pescantina, in provincia di Verona, che lo compose con il titolo “A Silvio”, nel 2002, dopo aver assistito indignatissimo a una trasmissione di Santoro.
Al netto di opportunismi cortigiani, ritrovati commerciali e megalomanie trionfalistiche, nel caso di Berlusconi, anzi di Silvio, “grande” e ancora “grande”, e “nobile”, “giusto”, “geniale”, “onnipresente”, “carismatico”, “sapiente” e via salmodiando, appare chiaro che si tratta in ogni caso di una sacralizzazione light, un’apoteosi morbida e incompiuta, un’idolatria segnata dai moduli del consumo e della pubblicità.
Fonte: www.repubblica.it